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wowowowow la storia dell'inizio è carina xD e devo dire che un pò me l'aspettavo che quei due facessero i biricchini u_u xD
Ahah davvero? xD preparatevi che il prossimo capitolo sarà molto romantico, e..hot u.u (piccola anticipazione)CITAZIONE (finnix00 @ 10/4/2012, 20:07)Brava Giulia, me lo son letto proprio volentieri! Incrocio le dita per la nonnina, e aspetto fiducioso il prossimo capitolo
Grazie, sono contenta che ti sia piaciuto e che continui a leggere la storia (:. -
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Ahah davvero? xD preparatevi che il prossimo capitolo sarà molto romantico, e..hot u.u (piccola anticipazione)
yes xD ho avuto un sentore sin da subito che tra i due ci fosse qualcosa xD e wowowowow ma allora fanno sul serio i biricchini ahahahah vedremo xD. -
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Ahahahah che bellino questo capitolo :3 Leggevo molto rapita xD *Attende con ansia il seguito* . -
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Ahahahah che bellino questo capitolo :3 Leggevo molto rapita xD *Attende con ansia il seguito*
Grazie anche a te (:
Bene bene, allora so che non dovrò deludere le vostre aspettative u.u. -
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New chapter! CAPITOLO 6
L'amore
I promised
I'd never sing of love
if it does not exist
but darling you are the only exception
Il giorno seguente, quando mi svegliai, il sole non era ancora sorto completamente.
Attraverso le tende bianche filtrava una debole luce che illuminava appena la stanza. Mi stiracchiai tutta, ma muovendo il braccio urtai qualcosa di spigoloso: di fianco a me, sotto le coperte, c'era un libro. D'un tratto ricordai: la sera prima ero talmente stanca che avevo deciso di andare a dormire molto prima del solito, e avevo letto qualche pagina di “Non lasciarmi” prima di cedere al sonno. Gettai un'occhiata alla sveglia sul comodino e decisi che non valeva la pena di provare a riaddormentarmi, così mi alzai e percorrendo la stanza a piedi nudi raggiunsi la scrivania sopra alla quale era appoggiata la mia borsa, estrassi il mio iPod e tornai sotto le coperte.
La riproduzione casuale decise di farmi ascoltare un paio di canzoni dei Coldplay e alcune dei Train, dopodichè mi stancai e optai per i soliti Paramore.
La voce di Hayley raggiunse dolcemente i miei timpani ed io mi tirai le coperte fin sopra la testa.
“Give me attention...I need it now...”
“Ma io, di cosa ho bisogno?”, pensai. “Ho bisogno di un attimo di pace e di tranquillità, ho bisogno che accada qualcosa di diverso, di speciale. Qualcosa che smuova la situazione nella quale mi trovo. Tra poche ore arriverà Brian e allora, forse, tutto sembrerà diverso...”
Chiusi gli occhi e il sonno mi rapì di nuovo.
«Vicky...ehi, è ora di alzarsi...sono già le dieci, non hai detto che oggi deve venire Brian a trovarti?»
La voce di mia madre era attutita dalle coperte sotto le quali ero nascosta, così mi misi a sedere sul letto e tolsi le cuffiette dalle orecchie.
«Ciao, mamma. Come stai?» dissi, stropicciandomi gli occhi.
«Io bene, e tu? Siamo sole in casa, sai, tuo padre e Josh sono andati a fare un giro, credo che non torneranno prima di stasera... ed io più tardi farò un salto al supermercato, così tu e Brian potrete stare un po' da soli. Intanto, per pranzo vi ho lasciato un po' di pizza nel frigo.»
«Grazie mamma...effettivamente è da molto che non abbiamo l'occasione di stare un po' da soli»
Mia madre uscì chiudendosi la porta alle spalle.
Io cercai della biancheria e dei vestiti puliti, presi il mio beauty case e feci una doccia, dopodiché mi vestii, afferrai alla svelta il cellulare e scesi in salotto.
La televisione era accesa e trasmetteva un programma di cucina.
Biiip biiip
Controllai il cellulare: un nuovo messaggio ricevuto. Era di Brian.
«Tutto a posto?» mi chiese mia madre con un sorriso.
«Sì, sì, è Brian.. dice che tra un'ora sarà qui» risposi io, sorridendo a mia volta.
Mi sedetti sul divano, posai il cellulare e mi misi a fare zapping. Dopo un'ora di programmi musicali, finalmente sentii il rumore di un'auto che attraversava il vialetto ghiaiato davanti a casa. Mi alzai tempestivamente e mi avviai verso l'entrata. Aprii la porta e guardai Brian attraversare il cortile e sorridermi.
«Ciao», disse lui dolcemente.
«Come stai?», gli chiesi io gettandogli le braccia al collo.
«Benissimo, grazie. Il viaggio è stato abbastanza piacevole», rispose.
«E gli altri, stanno bene?»
«Sì sì, ho sentito David appena sono arrivato all'aeroporto... oggi pomeriggio hanno un'intervista con il Rolling Stone. Gli dispiace molto che noi due non ci saremo, ma hanno già spiegato che si tratta di qualcosa di importante, e il direttore non ha avuto niente da ridire.»
«Lo credo bene. Vedrai che con quei tre, tutti avranno modo di divertirsi» dissi ridendo.
Entrammo in casa e mia madre fece capolino dalla parete del salotto.
«Buongiorno signora! Tutto bene?»
«Oh, ciao Brian! Tutto okay, grazie.. e tu?»
«Potrebbe andare meglio in effetti, però sto bene, grazie.»
Mia madre insistette per offrirgli da bere, e Brian accettò una birra, dopodiché salimmo le scale ed entrammo nella mia camera da letto.
Brian scostò la tenda e guardò fuori, ed io lo abbracciai da dietro e gli afferrai le mani. Lui si voltò lentamente e mi guardò negli occhi per un interminabile istante, poi disse :«Finalmente ci sei tu, qui con me. Mi dispiace per tutto quello che sta succedendo, davvero. Vorrei che tutto fosse sempre perfetto, lo sai...e vorrei che tu non soffrissi mai. Non sai quanto mi faccia male sapere che tua nonna è...» e distolse lo sguardo senza riuscire a finire la frase.
«Non devi dispiacerti per me. Si sistemerà tutto, vedrai.» sussurrai, ma nemmeno io ero convinta di quello che dicevo. Chissà se tutto si sarebbe davvero sistemato. Temevo proprio di no, ma in quel momento non valeva la pena farsi prendere dallo sconforto.
Lasciai le sue mani e andai a chiudere la porta, poi tornai da lui.
«Adesso ci siamo solo io e te. Non il gruppo, né la mia famiglia. Godiamoci questo momento, per favore»
«Non c'è bisogno che mi supplichi, lo sai» disse lui a bassa voce, poi afferrò delicatamente il mio viso tra le sue mani e mi baciò.
Un bacio così non lo ricordavo. Era un bacio dolce ma allo stesso tempo appassionato. Le sue labbra erano morbide, e sapevano ancora di birra.
Gli passai le mani tra i capelli: erano soffici al tatto. Sentii le sue mani muoversi dapprima sui miei capelli, poi lungo la mia schiena e infine sul sedere.
Quasi senza staccare le nostre labbra camminammo fino al letto, dove lui mi fece sedere. Velocemente, come se non aspettassimo altro da anni, mi tolse il cardigan e la maglietta, gettandoli a mucchio sul pavimento. Io feci lo stesso con la sua t-shirt, poi alzammo le coperte e ci infilammo a letto. Il suo corpo era caldo, quasi scottava a contatto con la mia pelle.
Le sue mani abili mi accarezzavano ovunque, e quando finalmente lo sentii mio mi lasciai sfuggire un gemito di piacere. I suoi muscoli scolpiti pulsavano mentre si muoveva dentro di me, sempre più forte, finché entrambi non raggiungemmo l'orgasmo.
«Sei stupenda» sussurrò Brian, affondando il viso tra i miei capelli.
Io non avrei saputo esprimere a parole tutte le emozioni che provavo in quel momento, quindi rimasi zitta a godermi quello che era appena successo.
Finalmente qualcosa sembrava andare per il verso giusto. Quella giornata era trascorsa perfettamente, senza che niente di negativo mi turbasse.
Restammo abbracciati sotto le coperte per non so quanto tempo, mezz'ora forse? Oppure di più? Non m'importava. Avrei voluto rimanere lì con lui per sempre. Credo che ad un certo punto ci fossimo addormentati entrambi comunque, perché poi guardai l'orario nella sveglia ed erano già tre passate. Trasalii quando trovai gli occhi di Brian che mi fissavano, spalancati.
«Sei bellissima mentre dormi. Sembri così piccola...»
Lo sapevo. Mi ero addormentata. È più forte di me, cosa ci posso fare?
«Cosa ne dici, scendiamo?» gli chiesi.
«No, aspetta! Resta qui ancora un po'.» rispose lui, ridendo.
«Ancora?! Dài, ormai è tardi, mia mamma sarà già-» cominciai, ma la mia frase si spense all'improvviso. Mia madre mi stava chiamando dal pianerottolo, e a giudicare dalla sua voce sembrava molto agitata. Ma non doveva restare fuori casa per tutto il pomeriggio?
«Victoria! Vicky!»
Mi infilai velocemente la maglietta e i pantaloni, e mentre Brian faceva lo stesso, aprii la porta, col cuore che batteva forte.
«Cosa c'è?»
«Ha chiamato tuo padre dall'ospedale. Dice che ci sono delle novità, e che devi andare subito là»
Mi voltai verso Brian che mi guardava, le sopracciglia aggrottate.
Forse avevo parlato troppo presto, forse non meritavo che tutto andasse per il verso giusto.. -
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dovevi mettere un bel PG18 prima dell'inizio di sto capitolo ahahahahha . -
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dovevi mettere un bel PG18 prima dell'inizio di sto capitolo ahahahahha
Ahah in effetti c'avevo pensato, però l'ho copiato e incollato direttamente da EFP xD
spero sia adatto ad un rating giallo
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CAPITOLO 7
La novità
No one is as lucky as us
We're not at the end but oh we already won
Oh no, no one is as lucky as us
Is as lucky as us
«Non si sa cosa sia successo?» chiesi preoccupata a mia madre mentre afferravo velocemente la borsa.
«No, tuo padre era talmente agitato che ha riattaccato senza spiegarmi nulla. Vi prego, andate subito là, sono molto preoccupata» disse lei.
«Non si preoccupi signora, arriveremo là in un batter d'occhio» disse Brian a mia madre per rassicurarla.
Scendemmo tutti e tre al piano di sotto, e mentre mia madre si lasciava cadere sulla poltrona del salotto, visibilmente scossa, io e Brian uscimmo in fretta e furia facendo sbattere la porta dietro di noi.
La ghiaia scricchiolava sotto i nostri piedi mentre camminavamo a lunghi passi verso la Volvo di Brian. Senza perdere tempo, ci accomodammo sui sedili in pelle e presto la mia casa sparì completamente dalla vista.
Io cominciavo a sentire la tensione. Pensai che non poteva essere successo qualcosa di brutto, non un'altra volta. Se così fosse stato, non l'avrei sopportato. Non potevo sostenere il peso di altro dolore sulle mie spalle: tutto quello che era già capitato bastava e avanzava.
Mi accorsi di essere rimasta zitta per più di cinque minuti, così decisi di alleggerire l'atmosfera ascoltando un po' di musica. Allungai la mano e accesi la radio, ma non appena gli altoparlanti iniziarono a diffondere le prime note, capii che sarei stata meglio in silenzio.
“Don't waste your time on me you're already the voice inside my head... I miss you...”
Mi affrettai a spegnere il dispositivo e mi voltai verso Brian. Le sue labbra erano contratte e biancastre, dalla fronte scendevano lente alcune minuscole goccioline di sudore. Le sue sopracciglia scure erano aggrottate mentre si concentrava sulla guida, le mani talmente strette al volante che potevo vedere le vene pulsare.
«Ehy... ti senti bene?» gli domandai.
Lui sembrò trasalire leggermente, come se non si ricordasse che c'ero io, lì di fianco.
«Uhm.. s-sì, tutto bene. Scusa, sono solo preoccupato. Credo sia normale, no? Anche tu lo sei, se non sbaglio»
«Certo che lo sono, ma sono anche convinta del fatto che quando arriveremo là scopriremo che tutta questa agitazione non ha motivo di esistere» gli dissi io, con un tono che speravo risultasse convincente. In realtà io ero di tutt'altro avviso: ero sicura di essere talmente sfortunata, che per l'ennesima volta ciò che avrei trovato dietro quella porta non mi sarebbe piaciuto affatto.
«E va bene, hai ragione» mi disse Brian rivolgendomi un sorriso stupendo.
Mi sentivo davvero molto fortunata ad avere lui al mio fianco. Se non ci fosse stato, probabilmente io sarei già piombata nella depressione più totale.
Il paesaggio passava velocemente dietro i finestrini, ed io lo osservavo distratta. La luce quel giorno era strana: sembrava quasi che l'atmosfera risentisse del nostro umore. Le nuvole stavano cominciando ad addensarsi, l'una sopra l'altra, nere e cupe.
«Mi sa che tra poco comincerà a piovere» dissi, tanto per distrarre Brian dai pensieri tristi che certamente in quel momento affollavano la sua mente. Lui si limitò a rispondere con un “Mmh”.
Plic. Plic. Plic.
Alcune gocce di pioggia iniziarono a tamburellare sul tettuccio dell'auto.
Quando finalmente arrivammo davanti all'entrata del parcheggio dell'ospedale, la pioggia si era ormai trasformata in temporale.
Brian sistemò l'auto come meglio poté, dopodiché scendemmo velocemente ed attraversammo di corsa l'enorme parcheggio, l'acqua che si infiltrava tra i capelli e tra i vestiti.
Quando fummo al riparo, salimmo sul primo ascensore che trovammo, e ci fermammo solamente una volta raggiunto il terzo piano.
Con gli abiti sgocciolanti percorremmo il corridoio lasciando dietro di noi delle piccole pozzanghere. L'odore di disinfettante, che tanto detestavo, in quel momento sembrava più forte che mai. Lo odiavo con tutto il mio cuore, così come odiavo quel posto. Quel luogo che mi aveva trasmesso così tante sensazioni negative. Mi chiesi che cosa ci avrebbero detto i medici questa volta. Forse che la nonna era morta? Oppure che per lei c'erano pochissime possibilità di guarigione?
La mano di Brian afferrò dolcemente le mie dita fredde e le strinse.
Le mie gambe tremanti mi condussero fino alla porta numero 13, che in quel momento era chiusa.
«Non ce la faccio ad entrare, Brian» dissi con la voce spezzata da un imminente pianto.
«Stammi vicino, e vedrai che andrà tutto bene. Te lo prometto» mi disse lui, stringendo la mia mano ancora di più. Dopodiché, dopo aver fatto un enorme respiro, abbassò la maniglia. La porta si aprì con un cigolio, come al solito.
Non feci nemmeno in tempo a mettere piede all'interno della stanza che un paio di braccia mi si strinsero attorno al collo, quasi strangolandomi.
«Vic, sei arrivata! Finalmente, non ce la facevamo più ad aspettare!»
«Ma... Josh! - dissi io, riconoscendo al volo la voce della persona che mi aveva abbracciata. - Dimmi tutto, dai! Cosa è successo? La mamma diceva che il papà era preoccupatissimo quando l'ha chiamata!»
Vidi che mio padre si stava avvicinando a noi. Sul suo volto potevo scorgere un'espressione inconfondibile: quella di un uomo felice.
«Ciao Brian, ciao Vicky, finalmente siete arrivati. Mi dispiace che vostra madre si sia preoccupata, perché a dire il vero non c'è proprio niente che non va!» disse lui, soffocando una risata. «Josh, vuoi dirglielo tu?»
«Certo, papà» rispose lui, sorridendo.
Mio fratello mi prese per mano e mi condusse verso il letto sul quale mia nonna era stesa.
Il dottor Folkner era in piedi accanto ad esso, intento a scrivere qualcosa su una cartelletta bianca che teneva in mano.
«Salve, Victoria» mi salutò lui, alzando gli occhi solo per un attimo.
«Buongiorno, dottore. Mi può dire cosa sta succedendo, per favore?» gli chiesi io, impaziente.
«Temo di no, cara. Credo che il compito spetti a tuo fratello»
Guardai Josh con aria interrogativa. Cosa aspettava a parlare? Perché sembravano tutti così misteriosi?
«Vicky, i dottori hanno detto che le condizioni della nonna stanno migliorando! E che forse presto sarà addirittura in grado di parlare, e forse anche di poter stare su una sedia a rotelle! Non è fantastico? Cavoli...»
Nella foga di parlare, il viso di Josh era diventato tutto rosso. I suoi grandi occhi erano bagnati.
Non era possibile. Pensai che quello doveva essere un miracolo, non c'era altra spiegazione possibile. Non era possibile che lassù esistesse qualcuno di così buono da aver dato alla nonna una seconda possibilità.
«È... è fantastico! È vero quello che ha detto, dottore?»
Il dottor Folkner, che aveva smesso di scrivere e ci guardava sorridendo, mi rispose: «Certo, è vero. Abbiamo riscontrato un notevole miglioramento nell'attività cerebrale di tua nonna; è molto probabile che si rimetta nel giro di poche settimane. Ovviamente non possiamo garantire che questo accadrà, perché come tu certamente sai, la scienza è affidabile ma non fa miracoli»
Miracolo. Miracolo. Miracolo.
Quella parola risuonava nella mia mente senza che io riuscissi a fermarla.
«Brian, hai sentito? È fantastico...non ci posso credere...» dissi, scoppiando a piangere tra le braccia del mio amato. Lui mi accarezzò dolcemente la testa, e intanto sussurrava: «Sono felice per te, tesoro»
«Josh, chiama tua madre per favore. Prima ho riattaccato senza spiegarle nulla; ero troppo emozionato. Meglio non farla preoccupare» disse mio padre estraendo il cellulare dalla tasca dei jeans.
Mio fratello lo afferrò impaziente e poi uscì dalla stanza per telefonare.
«Wow, ancora non ci credo» dissi io a bassa voce, mentre mi avvicinavo al letto di mia nonna.
A dire la verità, non è che il suo aspetto suggerisse un'imminente guarigione o un qualche cambiamento.
La sua pelle era pallida come l'ultima volta che l'avevo vista, le labbra marmoree, così come il resto del suo corpo.
Il macchinario appoggiato alla parete continuava a mostrare i battiti cardiaci con i suoi sonori bip.
«Nonna, mi senti? Puoi sentire quello che dico? Il dottore dice che forse presto sarai di nuovo cosciente. Io lo spero davvero tanto...mi manchi. Se potessi anche solo darmi un segnale che qualcosa dentro di te sta cambiando, mi renderesti immensamente felice. Ti prego, torna tra noi, ho bisogno anche di te»
E poi, rivolgendomi a qualcuno o qualcosa, della quale esistenza nemmeno io ero sicura, sussurrai: «Dio, se esisti, fa' qualcosa. Dammi un segnale, ti prego»
In quel preciso momento, mentre il mio sguardo era perso nel vuoto, con la coda dell'occhio mi sembrò di scorgere un movimento nelle labbra di mia nonna.
Scettica, diedi la colpa al fatto che in quel momento ero emozionata e lasciai subito perdere.
Il rumore di una porta che sbatteva mi fece trasalire. Vidi Brian correre verso di me, il viso rosso, le mani tremanti.
«Vic, non ci crederai mai. Oddio, oddio, oddio. Non ci posso credere» cominciò a dire, emozionato.
«Ma...Brian! Cos'è successo adesso? Non dirmi che si tratta di qualcosa di brutto perché in questo momento non sono in vena di tragedie»
«Ecco, allora...stai calmo, Brian, calmo. - disse lui, cercando di tranquillizzarsi – Mi ha appena chiamato David. Ho una notizia fantastica da darti, ma dovresti venire fuori, in corridoio, così possiamo parlare con calma» E poi aggiunse, sottovoce: «Non voglio che nessuno ci senta»
«Come vuoi, ma sbrigati a parlare perché sono curiosa»
Mio padre, Josh, e il dottor Folkner ci guardavano con aria interrogativa mentre uscivamo in corridoio.
Brian chiuse la porta dietro di sé, prese due sedie che trovò qualche metro più in là e le sistemò l'una di fronte all'altra, dopodiché si lasciò cadere pesantemente su una di esse e mi invitò ad accomodarmi.
«Allora? Quale sarà mai questa notizia tanto sconvolgente da costringerci a prendere delle sedie per non rischiare di svenire?» dissi io, ridendo di gusto.
«C'è poco da scherzare, è una cosa seria» mi avvertì lui. «Io per poco non svenivo davvero, poco fa»
«Okay, okay, ti credo. Però se non ti decidi a parlare andrà a finire che se ne andranno tutti e ci lasceranno qui»
«Va bene. David ha detto che stamattina gli ha telefonato Andrew Weiss» cominciò lui, tutto emozionato.
«Ma è il tour manager dei Paramore! Che cosa voleva?»
«Era proprio lui. Ha detto a David di aver visionato alcuni video dei nostri concerti e di aver letto l'intervista che abbiamo rilasciato il mese scorso, ricordi quale?»
«Certo che me la ricordo! E quindi?» gli chiesi io, sempre più impaziente.
«Chiedeva se ci va di aprire i concerti del prossimo tour dei Paramore, e in più di suonare qualche canzone con loro durante la prima data!»
«Ma... oddio, è stupendo!» dissi io, quasi urlando di gioia. «Non ci posso credere!»
Io e Brian ci abbracciammo in preda all'euforia.
Per un attimo credetti che quella fosse veramente la giornata più bella della mia vita.. -
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se mi fai toc toc su twitter, domani leggo tutto tutto *Q* . -
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sarà fatto u.u. -
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M te l'ho detto che l'ho letto tipo... due decenni fa? lol
Stupendevole *w*. -
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Ah sì? xD
comunque grazie, contenta che ti sia piaciuta u.u. -
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CAPITOLO 8
L'attesa
You can't be too careful anymore
when all that is waiting for you
won't come any closer
You've got to reach out a little more
Quando raccontai ai miei genitori ciò che Brian mi aveva detto, ovvero che avremmo suonato assieme ai Paramore durante il loro tour, mia madre per poco non si sentì male, mentre mio padre, che era una persona meno emotiva di lei, si limitò a congratularsi.
Josh era davvero entusiasta, non faceva altro che canticchiare canzoni dei Paramore e vantarsi coi suoi amici del fatto che sua sorella avrebbe suonato con loro.
A dire la verità, io stessa stentavo a credere che saremmo veramente saliti su quell'enorme palco assieme a loro. I miei idoli. Coloro sui quali avevo sempre potuto contare quando mi sentivo triste e quando mi sembrava che tutto andasse per il verso sbagliato.
Coloro i quali, attraverso delle semplici canzoni, riuscivano sempre a trasmettermi qualcosa di positivo e a farmi sognare. Quante volte, quando ero solamente una ragazzina con il sogno di diventare una cantante, ho immaginato di trovarmi fianco a fianco con Hayley e di duettare assieme a lei? A quei tempi passavo anche molte notti in bianco, versando fiumi di lacrime sul mio cuscino, consapevole che i miei sogni ad occhi aperti non si sarebbero mai trasformati in realtà.
Ecco perché faticavo a credere che il manager dei Paramore avesse scelto proprio noi, i Feelings Outlet.
Sembrava quasi che il destino fosse davvero dalla mia parte, e non potei fare a meno di pensare che forse ero destinata ad essere felice nella mia vita. Prima la notizia del miglioramento delle condizioni di nonna Faith, poi questo.
Io e i ragazzi lavorammo duramente per prepararci all'evento. Anche se alla prima data del tour dei Paramore mancavano più di due mesi, cominciammo ad allenarci a partire dal giorno in cui David ci comunicò la notizia. Intensificammo i nostri ritmi: invece di suonare due ore ogni giorno, come facevamo di solito, restammo chiusi in sala prove dalle cinque alle otto ore al giorno.
Come del resto era prevedibile, cominciai presto a sentirmi spossata e ad avere solamente voglia di rimanere in casa a rilassarmi; nonostante questo, la voglia di essere perfetti su quel palco ebbe la meglio, così continuammo imperterriti sulla nostra strada.
Dopo un mese di duro allenamento, l'ansia e la fatica cominciarono a farsi sentire in modo pesante.
Ormai trascorrevo più tempo in sala prove che a casa, e la notte non riuscivo a dormire, tanti erano i brividi che mi scuotevano il corpo.
Cominciai a temere il peggio.
E se avessimo sbagliato davanti a milioni di persone? E se non fossimo piaciuti ai Paramore? Cosa sarebbe successo se loro si fossero pentiti all'ultimo momento di aver deciso di farci aprire i loro concerti?
Queste e tante altre domande affollavano la mia mente senza sosta; con il risultato che quando arrivò la data fatidica ero talmente stressata che la paura di sbagliare, nella mia mente era diventata ormai una certezza.
La sera precendente il primo concerto, mi trovavo a tavola con mio fratello Josh; stavamo mangiando pollo arrosto con patatine ed io, stranamente, mi sentivo abbastanza tranquilla.
“Quel che è fatto è fatto. Non c'è modo di tornare indietro” pensavo.
Era importante, per me, potermi godere una serata in casa in tutta tranquillità assieme alla mia famiglia.
«Allora, domani è il grande giorno, eh?» esclamò Josh portandosi alla bocca un pezzetto di pollo.
«Eh già... domani si comincia... spero solo di piacergli...» risposi io, gettando un'occhiata al mio trolley, già pronto davanti all'entrata.
«Vedrai che andrà tutto bene, Vic. Sarà un'esperienza che non dimenticherai mai» disse Josh affettuosamente.
«Lo so; è proprio per questo che la temo così tanto. So già che in ogni caso, che vada bene o no, ricorderò questi giorni per tutta la mia vita»
Seguì un lungo momento di silenzio, in cui si sentiva solo il rumore delle nostre mascelle che si muovevano.
Ad un certo punto, il campanello suonò.
«Ah, devono essere mamma e papà! Vado io ad aprire» disse Josh, alzandosi in fretta e dirigendosi verso la porta d'entrata.
Dopo pochi secondi, effettivamente, sentii le voci dei miei genitori avvicinarsi sempre di più, finchè con un rumore secco la porta si aprì e Josh li salutò.
«Ciao Josh, tutto bene? Avete già mangiato? Vieni in cucina che dobbiamo parlare di una cosa importante. Ciao Vicky» disse mia madre salutandomi.
«Ciao ma'. Siete andati a vedere la nonna?» chiesi.
«Sì, ed è appunto di questo che dobbiamo parlare» rispose mia madre sedendosi a tavola di fronte a me e Josh.
Cominciai a sentire lo stomaco in subbuglio; tutto d'un tratto il pollo e le patatine non mi allettavano più come prima. Temevo il peggio, temevo che mia madre ci stesse per annunciare che la nonna stava di nuovo molto male.
Intanto lei se ne stava seduta, immobile e composta, con lo sguardo fisso in un punto indefinito.
«E allora? Parla, mamma. Non possiamo stare qui per sempre» intervenne Josh.
Lo ringraziai mentalmente.
«Oh, scusate. Sono solo un po' stanca» disse lei allegramente, svegliandosi improvvisamente dal suo torpore. «Beh, allora... vi devo dare una bella notizia!» annunciò sorridendo.
I nodi presenti nel mio stomaco si sciolsero.
«Io e vostro padre siamo stati poco fa al St. Joseph e abbiamo avuto modo di parlare con il dottor Folkner – e si interruppe un attimo, forse per godersi le espressioni stralunate presenti sui nostri volti -, il quale ci ha voluto informare che le condizioni di vostra nonna stanno decisamente migliorando. Stamattina ha aperto gli occhi e ha persino iniziato a parlare. I dottori non riescono a spiegarsi questo improvviso migioramento. Hanno parlato persino di un... miracolo» disse mia madre, gli occhi lucidi per l'emozione.
Io e mio fratello esplodemmo in un urlo di gioia assoluta.
«Dici davvero? Ma è fantastico, oddio» dissi, felice.
«Certo. Già da domani potrà tornare a casa. È lei che l'ha voluto. Il dottore ha detto di non aver mai avuto a che fare con una paziente testarda come lei prima d'ora. Ovviamente un'infermiera dovrà venire a controllarla ogni giorno: ha ancora bisogno delle sue medicine e di qualche flebo»
«M-ma è fantastico, mamma! Josh, ti rendi conto?» dissi piangendo, e abbracciai forte mio fratello.
Mi sentivo davvero al settimo cielo.
«Bene, Vicky, ma aspetta! Se tu sei d'accordo, domani sera la nonna potrebbe venire ad ascoltarti al concerto. Anche questo l'avrebbe chiesto proprio lei, stamattina, dopo aver saputo che suonerai con la tua band preferita. Sa quanto ci tieni. Folkner mi ha detto di non essere completamente d'accordo, ma che di fronte alle sue suppliche non ha saputo dire di no. L'unica condizione è che stia nel backstage, al riparo dall'eccessivo rumore, e che terminata la tua esibizione torni subito a casa. Sai, è meglio così, nelle sue condizioni»
Ero rimasta senza parole; non sapevo cosa dire per esprimere la mia gioia.
«Sei contenta, vero?» mi chiese mia madre sorridendo. La osservai un momento: aveva gli occhi rossi, segno che era emozionata almeno quanto noi, e qualche ruga le sottolineava lo sguardo. Il suo sorriso era sincero.
«Sì, mamma, sono contentissima» risposi, «peccato che ora sia tardi per andare a trovarla»
«Dai, domani la vedrete. Solo, non aspettatevi troppo da lei. È probabile che non si ricordi molte cose» ci avvertì mia madre.
«Certo, capisco. Non vedo l'ora – dissi, un largo sorriso stampato in volto - Adesso me ne vado a dormire, domani sarà una giornata pesante ed oggi ho già avuto troppe sorprese. Ah, a proposito...dov'è papà?» chiesi perplessa. L'avevo visto entrare in casa ma poi era come sparito.
«Oh, credo sia in bagno, sai? Non ha fatto altro che lamentarsi del dolore alla pancia lungo tutto il tragitto» rispose mia madre ridendo di gusto.
Salutai lei e Josh con un bacio sulla guancia, poi salii le scale e mi diressi verso camera mia, ma non prima di essere passata davanti al bagno e aver salutato mio padre.
Mi preparai velocemente e in un batter d'occhio mi sistemai a letto, volevo essere fresca e riposata per l'evento. Era tutto pronto per il giorno successivo.
Mi stesi e affondai la testa nel cuscino; chiusi gli occhi e provai ad immaginare l'incontro con Hayley, ma non feci nemmeno in tempo a visualizzare mentalmente il suo viso che ero già scivolata nel sonno..

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